Polizia Postale: adolescenti online? Non distinguono tra gioco e reato

Polizia Postale

Uno studio della Polizia Postale presentato all’Università Sapienza di Roma ha fatto emergere alcuni dati shock sugli adolescenti. Nello specifico, sono stati confrontati e studiati i comportamenti di ragazzi dall’età compresa tra 13 e 17 anni. È quel che emerge è una totale incapacità di riuscire a effettuare una distinzione tra gioco e reato.

Polizia Postale: indagine su ragazzi da 13 a 17 anni

Per gli adolescenti, il web non è altro che una sorta di deserto che non appartiene a nessuno. In sei casi su dieci, condividono immagini. In due casi su dieci pubblicano video. In sei casi su dieci si scambiano messaggi e post. Azioni decisamente semplici, che per tale ragione non vengono per alcun motivo percepite come dei possibili reati. Si tratta di azioni che, in fondo, vengono ritenute sempre reversibili e protette da un’eterna aurea di giustizia.

Il fascino incorruttibile del web

La ricerca è stata portata avanti dalla Polizia Postale e riguarda le reazioni degli adolescenti nel momento in cui hanno a che fare con comportamenti illeciti sul web. Questo studio è stato svelato pochi giorni fa al Polo anticrimine Tuscolano da parte del capo della polizia Gabrielli. Un fascino, quello del web, che per i giovani è quasi incontrollabile. In base ai dati raccolti grazie a tale studio, infatti, nove ragazzi su dieci utilizzano Instagram per comunicare. Almeno sei su dieci hanno un profilo Facebook che usano ogni giorno. E per fare nuove conoscenze? Sempre tramite i social network. Si rimane connessi ormai 24 ore su 24, anche grazie alla possibilità di collegarsi tramite gli smartphone.

Il questionario della Polizia Postale

Gli investigatori hanno voluto studiare diversi casi che sono stati denunciati alla Polizia Postale. Da lì hanno creato un questionario che è stato sottoposto ad oltre duemila adolescenti “navigatori” tra 13 e 17 anni. Ovviamente le risposte sono rimaste in forma anonima. I risultati, però, devono far riflettere. Soprattutto in merito ai comportamenti che vengono ritenuti gravi, le colpe da attribuire alle vittime e il coinvolgimento degli adulti.

Le azioni online? Come un gioco dove tutto è permesso

E da questa indagine è emerso come pare che gli adolescenti ritengano le azioni online esattamente alla stregua di un gioco, che non ha conseguenze. Diffamazioni, parole crude e dure, aggressioni a livello verbale. In rete per loro tutto è concesso. Solamente il 36% dei ragazzi delle superiori ha dimostrato di capire come il pubblico relativo a tali azioni online sia potenzialmente immenso.

Sono pochi i ragazzi vittime di reati online che si rivolgono alle forze dell’ordine

Oltre il 60% degli adolescenti “navigatori” ritiene come l’accessibilità dei contenuti condivisi sui profili social possa essere limitata in via permanente. E quando si è vittima di reati online? La maggior parte dei ragazzi delle superiori non chiede aiuto ai genitori. Complessivamente, solamente cinque ragazzi su dieci chiede aiuto alle forze dell’ordine per una tutela completa e soddisfacente.

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